Obblighi, rischi e opportunità nell’analisi della nuova Direttiva UE Corporate Sustainability Due Diligence

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La nuova Direttiva UE CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) introduce obblighi vincolanti per le imprese in tema di diritti umani e impatto ambientale lungo le catene del valore. Per le realtà che operano nella logistica, questo significa ridefinire processi, relazioni con i partner e strategie operative. In questo articolo esploriamo cosa cambia, quali sono i rischi da presidiare e le opportunità competitive da cogliere.

Contesto normativo: la CSDDD in breve

La CSDDD si inserisce in un ecosistema legislativo europeo già articolato, accanto alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e in coerenza con le linee guida internazionali dell’ONU e dell’OCSE. La Commissione europea chiarisce che non si tratta di “garantire l’assenza di impatti negativi”, bensì di adottare misure adeguate e proporzionate per identificarli, prevenirli e mitigarli.

Il calendario di applicazione prevede una graduale estensione: dal 2027 per le imprese con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato, dal 2028 per quelle con oltre 3.000 dipendenti e 900 milioni di fatturato, fino ad arrivare progressivamente a un numero crescente di aziende nei successivi scaglioni, come illustrato da Skadden. Gli Stati membri hanno ora due anni per recepire la direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali, rendendo ancora più stringente l’esigenza di prepararsi per tempo.

Obblighi principali per le imprese (con focus logistica)

La CSDDD definisce un percorso in più fasi che le aziende devono mettere in atto. Di seguito gli obblighi con ricaduta sulle catene logistiche.

  1. Integrazione della due diligence nei sistemi aziendali
    Integrare la due diligence in policy, codici di condotta, sistemi gestionali e procedure operative, incluse quelle logistiche (appalti, selezione fornitori).
  2. Mappatura, identificazione e valutazione dei rischi
    Effettuare analisi dei rischi (ambientali, sociali, diritti umani) lungo la catena logistica: trasporti, stoccaggio, gestione intermodale, fornitori di servizi logistici. Bisogna porre attenzione, ad esempio, a condizioni di lavoro nelle flotte di trasporto, uso di combustibili, emissioni, gestione dei terminal, condizioni di sicurezza dei magazzini.
  3. Adozione di misure preventive e mitigative
    Le misure possono includere:
    – contratti con partner logistici che includano clausole di compliance (codice di condotta), audit, meccanismi di segnalazione;
    – investimenti in tecnologie più pulite (veicoli a basse emissioni, elettrici, biocarburanti);
    – ottimizzazione dei percorsi, consolidamento carichi;
    – formazione e coinvolgimento dei fornitori logistici su standard ESG.
  4. Monitoraggio ed efficacia
    Verificare periodicamente l’efficacia delle misure adottate (indicatori di performance, audit, indicatori di miglioramento) e aggiornare i piani in base ai risultati.
  5. Comunicazione pubblica
    Le aziende soggette devono pubblicare una relazione (report) sulle attività di due diligence, struttura organizzativa, rischi identificati, misure adottate e risultati.
  6. Meccanismi di reclamo e rimedio
    I soggetti che subiscono impatti negativi devono poter attivare procedure di denuncia (whistleblowing) e ottenere rimedi adeguati.
  7. Piano di transizione climatica
    Le imprese dovranno adottare un piano di transizione climatica che sia coerente con l’obiettivo dell’UE di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, con obiettivi intermedi e metriche aggiornate.

Rischi e opportunità

Le conseguenze di una mancata conformità possono essere rilevanti. Le autorità nazionali potranno imporre sanzioni significative, fino al 5% del fatturato annuo, mentre la reputazione di un’azienda può essere compromessa in caso di violazioni legate a condizioni di lavoro o impatti ambientali nella catena logistica. A questo si aggiunge il rischio operativo derivante dalla necessità di aggiornare flotte e infrastrutture e di implementare sistemi di monitoraggio.

Allo stesso tempo, la CSDDD rappresenta un’opportunità per rafforzare la competitività. Rafforzare i processi di due diligence significa migliorare trasparenza e tracciabilità, facilitare l’accesso a mercati e gare pubbliche che richiedono standard ESG, e ottenere benefici operativi attraverso l’adozione di soluzioni di logistica più sostenibile, come l’ottimizzazione dei percorsi e l’uso di mezzi a basse emissioni.

L’approccio di Iglom

Il nuovo scenario normativo conferma come la sostenibilità non sia più un’opzione, ma un elemento strutturale della gestione d’impresa. In quest’ottica, Iglom pone al centro del proprio operato l’attenzione costante alle evoluzioni legislative, l’aggiornamento dei processi e la collaborazione con partner qualificati. 

Pur non rientrando ancora direttamente tra i soggetti obbligati dalla direttiva CSDDD, Iglom è già coinvolta nel processo di adeguamento: molti dei suoi clienti, infatti, sono tenuti a garantire che anche la propria catena del valore rispetti determinati standard in materia di diritti umani e sostenibilità ambientale. Per questo motivo, l’azienda si mette a disposizione nel supportare clienti e partner nel percorso di conformità, promuovendo buone pratiche, processi trasparenti e una logistica sempre più responsabile. Un impegno che rafforza la competitività e la credibilità di Iglom sul mercato, rendendola un interlocutore affidabile e proattivo in un contesto regolamentato e in continua evoluzione.

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